Il mistero della vita (Racconti di vocazione 06)

Da quando cambiai la mia vita a causa della partecipazione al teatro Biblico, come scrissi nell’ultimo blog, iniziai a frequentare la Santa Messa ogni volta che era possibile. Di conseguenza diventai anche il responsabile dei chierichetti della mia parrocchia. Fu un inizio di crescita interiore o meglio, trovai una felicità molto diversa da quando cambiai la direzione della mia vita.

Un fatto della vita che mi toccò profondamente è stato riflettere sul destino che attende ognuno di noi. Mi spiego meglio raccontandovi due avvenimenti che accaddero quando io avevo 10-14 anni. 

Il primo fu la morte di un amico di mio padre. La sua famiglia era molto cara per noi. I suoi figli avevano la stessa età nostra e giocavamo sempre con loro. Ci incontravamo in famiglia diverse volte al mese. Purtroppo, a seguito di un infarto lui morì. Mentre partecipavo al suo funerale, vidi la tristezza sulla faccia di tutti, piangevano i miei, i loro amici comuni, sentii parlare della caducità della vita nelle discussioni che udivo mentre eravamo in viaggio verso il luogo del funerale. Su tutti poi vidi da vicino il pianto dei suoi figli e di sua moglie. Era la prima volta che vivevo una situazione così difficile.  

Da quel giorno in poi, iniziai a pensare veramente allo scopo della vita. Mi domandavo; Chi è che controlla la nostra vita? Qual è lo scopo di guadagnare soldi e ricchezza se uno non è padrone della propria vita? Fu così dunque che diverse domande e dubbi continuavano a sorgere dentro di me. L’unica soluzione o risposta che trovai fu di pregare il Signore tutti giorni affinché ci proteggesse sempre dalle malattie e dai pericoli. Questo tragica storia mi ispirò dunque ad iniziare una preghiera personale e anche a riconoscere Lui come il Signore di tutto. 

Un secondo avvenimento che mi sconvolse nuovamente fu purtroppo un’altra morte, questa volta di un mio amico di scuola. Era molto bravo a cantare. Vinse diversi premi anche a livello statale. Ogni volta che c’era qualche incontro di tutti gli studenti o la festa di classe, lui cantava delle bellissime canzoni. Aveva una voce angelica. Tuttavia, a seguito di una malattia, morì anche lui. In quell’ anno io ed i miei compagni stavamo preparando l’esame di stato e quindi tutti i giorni sentivamo le raccomandazioni degli insegnati e anche delle famiglie affinché studiassimo bene per prepararci ad affrontare al meglio la prova. Questo esame infatti era molto importante perché decideva la carriera di ogni studente. Ma proprio in quei momenti il nostro amico morì.

Mentre partecipavo al funerale capii che lui era l’unica speranza di quella famiglia povera. Tutti famigliari sognavano un bel futuro per lui a motivo delle sue grandi doti e, di conseguenza, si aspettavano anche un miglioramento della situazione economica dell’intera famiglia. Partecipando al funerale con tutta la classe, vidi il silenzio sulla faccia degli insegnanti davanti al “destino preparato da colui che controlla tutto”. Il silenzio degli insegnati e degli amici mi fece vedere la vita ancora da un altro lato. 

A cosa servono i talenti se la vita non dura tanto? A cosa serve l’esame che sto per affrontare se poi non ho tanto tempo a disposizione per goderne i frutti? Quindi cosa possiamo fare nel poco tempo che abbiamo a disposizione? A cosa serve avere dentro di sé il potenziale per scoprire il mondo se poi non si ha il tempo di farlo? 

Quindi come potrà mai essere la vita e la sua valutazione dopo aver visto il “poco tempo” a disposizione? Quale potrebbe essere il criterio di valutazione? I soldi che uno ha guadagnato? O l’uso dei talenti che uno ha ricevuto? 

Dal catechismo sapevo che secondo la fede cristiana la vita continua dopo la morte, senza sapere però come questo sia possibile. Saremo in cielo con gli angeli cantando gloria o nell’inferno a soffrire? Quale sarebbe il criterio necessario per avere un posto nel paradiso? Cosa mi servirà per andare in paradiso nel caso la mia vita si fermasse “all’improvviso” come successe ai miei amici? Mi basta questo ritmo o devo cambiare il ritmo di vita?

La risposta che a me venne in mente era semplice, ovvero che non dobbiamo basare la nostra vita sui soldi che abbiamo guadagnato o sul talento che abbiamo fruttificato ma concentrarci a vivere sulla base di una vita vissuta in qualità davanti a Dio. Questi due episodi influenzarono tantissimo la mia vita e anche a vedere le cose del mondo con la loro caducità. Insomma di tutto ciò che una persona può avere in questa vita e anche dell’importanza di investire in ciò che va oltre ad essa. 

Questi episodi furono i primi segni che mi spinsero a riflettere profondamente sulla vita e su ciò che esiste oltre ad essa. Perché era Lui che mi indicava, mi parlava, mi invitava a riflettere su queste tragedie. 

(continua…)

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La Festa dei Regali

Di solito, in particolari ricorrenze, offriamo regali alle persone che ci piacciono ed a coloro che sono importanti nella nostra vita. Anche se la maggior parte di questi doni non dura a lungo, non diamo mai qualcosa che non riteniamo sia utile.

Oggi la Chiesa celebra la grande solennità di Pentecoste. La festa dei regali spirituali. La Pentecoste è conosciuta come il “Compleanno della Chiesa”, il momento in cui lo Spirito Santo, la terza persona della Trinità, discese sui discepoli per offrire i doni spirituali necessari ad energizzare le anime, per infondere il potere della divina volontà e realizzare i Suoi scopi sovrani su di loro.

Nel Vangelo di oggi vediamo Gesù mentre stava con i Suoi discepoli nell’ultima cena. Li stava preparando per la Sua partenza e disse loro: “Chiederò al Padre ed Egli vi darà un altro Paraclito (lo Spirito consolatore) che starà sempre con voi”.

In effetti, nel giorno della Pentecoste, come Gesù aveva promesso, lo Spirito Santo fu mandato sugli Apostoli con effetti sorprendenti, come abbiamo sentito dalle letture. Principalmente questi effetti furono tre: li riempì di santità, di sapienza, di fortezza.

Li riempì di santità – Dopo la venuta dello Spirito Santo gli Apostoli furono umili, semplici, pazienti, disposti a perdonare, mortificati, fermi nella fede, docili nelle loro idee. Lo Spirito Santo tolse via ad un tratto tutte le loro imperfezioni, e infuse loro tutte le virtù opposte.

Li riempì di sapienza – Prima gli Apostoli erano ignoranti, tardi ad imparare; pieni di pregiudizi, di errori; non capivano nulla, dimenticavano tutto. Povera gente, senza alcuno studio, nessuna cultura, non conoscevano altra scienza al di fuori di quella di gettare le reti. Dopo la venuta dello Spirito Santo, furono illuminati nella loro mente: comprendevano tutto, conoscevano ogni verità

Li riempì di fortezza – Prima gli Apostoli erano timidi, paurosi, pusillanimi. Dopo la venuta dello Spirito Santo, divennero coraggiosi, intrepidi, senza rispetto umano, pronti ad affrontare qualsiasi pericolo. Affrontarono subito la piazza pubblica, rimproverando agli abitanti di Gerusalemme il grande delitto da essi compiuto mettendo a morte Gesù Cristo.

E questo coraggio non verrà mai meno in loro; andrà crescendo di giorno in giorno, fino a raggiungere la cima del più alto eroismo morendo come martiri. Ecco, in breve, gli effetti prodotti negli apostoli dallo Spirito Santo.

E come allora, così adesso – Non crediate che lo Spirito Santo abbia operato grandi meraviglie soltanto sugli Apostoli e agli inizi della Chiesa. Anche adesso, come allora, illumina le intelligenze, ci preserva dagli errori, infiamma i cuori, il coraggio nelle sofferenze. In breve: la vita della Chiesa, come allora, così oggi, si svolge sotto l’assistenza dello Spirito Santo.

Per esserne convinti, basta dare uno sguardo alla Chiesa del Silenzio: quante persecuzioni! quante sofferenze! quanti martiri! Chi dà a tanti milioni di cristiani la forza, il coraggio di sopportare le prigioni, le guerre, tutto per conservare la propria fede? Lo Spirito Santo.

Ciò significa che lo Spirito di Dio che dimora in noi, grazie alla Sua potenza, ci consente di fare cose che non avremmo mai pensato di poter fare. Attraverso lo Spirito possiamo fidarci di Dio quando le cose appaiono molto difficili o confuse; è attraverso lo Spirito che possiamo eccellere sul lavoro e a scuola; è attraverso lo Spirito che possiamo vivere fedeli nel matrimonio, cioè vivere fedeli ad una persona nel corpo e nella mente come marito e moglie; è attraverso lo Spirito che possiamo vivere nella verità evitando qualsiasi tipo di disonestà; possiamo trattare tutti con la dignità che meritano; possiamo perdonare; possiamo amare coloro che sono difficili da amare; la lista potrebbe continuare all’infinito.

Però tutto dipende da noi, nell’essere disposti a ricevere lo Spirito, essere aperti a Lui e permettergli di dimorare in noi. Il Dio che è Spirito Santo aspetta di essere invitato ogni giorno ad ogni momento.

Quindi, nella grande solennità della Pentecoste, in cui celebriamo anche la nascita della Chiesa, lasciamoci aperti a Lui e permettiamogli di renderci nuovi facendoci respirare una nuova vita. Viviamo nel fuoco dello Spirito di Pentecoste per sempre!

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Torniamo da Emmaus

Alcune volte, quando le cose vanno oltre il nostro controllo non desideriamo altro che andarcene in qualsiasi posto diverso da dove ci troviamo. Anche i discepoli, dopo la morte di Gesù, potrebbero aver pensato allo stesso modo, e cioè che vivere in qualsiasi altro posto diverso da Gerusalemme sarebbe stato meglio. Ecco allora che due di loro decisero di partire verso la città di Emmaus. Possiamo dunque considerare Emmaus come la meta da raggiungere per fuggire dalla vita.

Nel Vangelo di questa domenica ((Lc 24, 13-35) vediamo che i due discepoli camminavano da Gerusalemme, i loro occhi erano abbassati e non riconobbero Gesù quando si unì a loro lungo la strada. Erano infatti scoraggiati e faticavano a comprendere tutto ciò che era accaduto nei giorni precedenti nella loro vita.

Andando avanti vediamo che il misterioso straniero che camminava accanto aprì la loro mente alle Scritture, spiegando perché Gesù dovette soffrire e morire per completare ciò che i profeti predissero riguardo al regno di Dio. Poi quando arrivarono ad Emmaus, quei due discepoli lo invitarono a stare con loro. Mentre il compagno di viaggio era con loro al tavolo, prese il pane, pronunciò una benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Detto ciò, gli occhi dei discepoli si aprirono e finalmente riconobbero Gesù in mezzo a loro.

Con eccitazione, rifletterono su come i loro cuori ardevano quando Gesù spiegava loro le Scritture mentre li accompagnava. I gioiosi discepoli tornarono subito a Gerusalemme per raccontare agli Apostoli e agli altri discepoli il loro incontro con Gesù (Luca 24: 13-35). E “quella stessa ora si alzarono e tornarono a Gerusalemme”, poiché Gerusalemme non è solo il luogo della morte, è anche il luogo della vita. Quindi tornavano alla vita. 

Siamo per natura affamati. Abbiamo fame di vita, amore, integrità, comunità, significato e scopo. Quella fame fu sicuramente il motivo per cui i due discepoli esortarono fortemente Gesù: “Resta con noi”. Gesù non sarebbe rimasto solo, li avrebbe nutriti. L’ospite che invitarono al loro tavolo sarebbe diventato il loro ospitante.

Non fu dunque solo una fuga dalla vita che li portò ad Emmaus, ma bensì l’aver fame di vita. Non fu un senso di rottura che li portò ad Emmaus, ma la fame di integrità. Non fu uno sconvolgimento che li portò ad Emmaus, ma una fame di rinnovamento. La fame è più che fisica, è anche spirituale ed emotiva. 

Gesù non stava semplicemente dando loro il pane ma gli stava restituendo loro stessi. Questo è stato il loro rinnovamento. Quando Gesù spezzò il pane, qualcosa in loro si aprì. Con quella spaccatura le loro vite venivano rimesse insieme. Perché Gesù li nutriva non solo di pane ma di sé stesso: con il Suo corpo, la Sua vita, il Suo amore, la Sua compassione, la Sua forza, il Suo perdono, la Sua speranza, con tutto ciò che è e tutto ciò che ha.

Non è per questo che ci riuniamo intorno alla mensa ogni domenica? 

Quante volte anche noi abbiamo avuto i momenti in cui le nostre vite sono state aperte in modi che non avremmo mai immaginato o desiderato per noi stessi?

Nonostante ciò che si sente a causa dei dolori del mondo, la nostra rottura non è un finale. C’è di più in ciò che spesso vediamo o sappiamo. Non è solo una rottura, una frantumazione, è un’apertura alla nuova vita, alla nuova visione, al nuovo riconoscimento, alla comunità, all’accoglienza, all’ospitalità e all’amore.

Quindi torniamo a Gerusalemme dal nostro Emmaus ed affrontiamo la vita con coraggio del Risorto…

Lascia che questa situazione che stiamo affrontando sia un’occasione per ricominciare tutto in Cristo.

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Nuovi ritmi ! (Racconti di vocazione 05)

Dio ha un modo straordinario per far conoscere la Sua volontà. Riflettendo sui primi anni della mia vita, vedo molto chiaramente come il Signore l’abbia diretta, conducendomi delicatamente a trovare la vera vita in Lui.

Come dissi nell’ultimo blog, frequentavo le lezioni di catechismo tutte le domeniche dopo la Santa Messa dei ragazzi. Le lezioni erano tenute proprio come quelle di scuola. Ogni classe aveva un insegnante, un testo da seguire e c’erano pure degli esami da affrontare in diverse occasioni (tre volte all’anno). Quando ero nella classe quinta di catechismo (9 anni), il nostro insegnante era un po’ duro di carattere. Poiché conosceva la mia famiglia, era diventato molto difficile divertirsi con gli amici nella classe. Avevo cinque amici molto stretti con cui condividevo ogni singolo momento della lezione. Tuttavia, ogni volta che desideravamo fare qualcosa di divertente in classe, come accennai prima, il nostro insegnante diventava molto severo.

Improvvisamente, una domenica, un catechista che si occupava di concorsi di arte biblica venne alla nostra classe e fece un annuncio.

“Cari studenti, come ogni anno, anche quest’anno parteciperemo alle competizioni bibliche a livello arcidiocesano. Come sapete ci sono anche delle competizioni di gruppo. Per il dramma biblico e la competizione Margamkali (una danza tradizionale della chiesa Syro Malabarese in cui si ricorda la fede trasmessa da San Tommaso), stiamo cercando dei candidati.”

Sentendo questo messaggio, anche se non avevamo nessuna idea di cosa e come sarebbe stato, noi cinque amici prendemmo una decisione insieme e alzammo le mani. La nostra unica intenzione era quella di uscire dalla classe quel giorno.

Presto fummo indirizzati verso la stanza in cui avveniva il processo di selezione. Ci diedero ruoli e dialoghi diversi da recitare. Quando fu pubblicato il risultato finale, scoprimmo che eravamo stati tutti selezionati. Ci fu anche un ultimo commento di giustificazione della selezione! “dal momento che tutti voi siete ragazzi della classe quinta, non vediamo l’ora di formare una squadra che duri anche per i prossimi anni e, dato che voi siete cari amici, sarà molto più facile coordinare il tutto.

In seguito, ci diedero istruzioni in merito all’orario in cui si svolgevano i corsi. Ogni sabato (a tempo pieno) e ogni domenica (nel pomeriggio) e in tutte le altre festività fummo chiamati in parrocchia per la pratica teatrale in vista della partecipazione al concorso.

La competizione era condotta su due diversi livelli. In primo luogo c’era una competizione tra tutte le parrocchie del decanato e, coloro che ottenevano il primo premio, venivano selezionati a livello arcidiocesano per rappresentare il proprio decanato nella sfida che si svolgeva contro i rappresentanti degli altri decanati. Ogni anno c’era una tema principale da seguire per ciascuna competizione. C’erano quasi 50 diversi tipi di competizioni (come ad esempio lettura della bibbia, canzone di gruppo, canzone singola, diverse per età). Tuttavia, il dramma biblico e la competizione Margamkali erano considerati i più importanti a causa della loro caratteristica speciale che consisteva nel lavoro di gruppo e nei lunghi preparativi. Anche se era una competizione condotta dall’Arcidiocesi, fino alla fase finale della sfida a tutti i livelli, si viveva lo spirito di preparazione come quello di una partita tra “Real Madrid e Barcellona”.

Fortunatamente, la mia parrocchia era conosciuta a livello arcidiocesano per quelle due competizioni famose, perché avevamo alcuni insegnanti catechisti dedicati e ci preparavamo molto bene. Di conseguenza, riuscimmo ad ottenere il primo premio seguendo in nostri antenati in Teatro Biblio e Margamkali e questo successo continuò anche negli anni successivi.

D’altra parte, vedendo la nostra dedizione e amicizia, l’assistente parroco decise di formare un gruppo teatrale ufficiale della parrocchia e iniziò anche a predicare la parola del Signore in diverse altre parrocchie vicine. Mentre lui spiegava la Bibbia e la storia della vita di diversi personaggi biblici, noi li mettevamo in scena in modo semplice, così da descrivere al meglio ciò che egli raccontava. Lentamente anche io iniziai a vedere da vicino e a conoscere meglio ciò che era scritto nella Bibbia e di conseguenza diventai curioso di conoscere la vita dei suoi protagonisti nei dettagli.

Dal momento in cui entrai nel gruppo teatrale della parrocchia (anche se con intenzioni diverse), iniziai ad apprendere cose diverse della vita, imparai a conoscere  più personalmente i parroci e, vedendo più da vicino la loro vita, conobbi i vari personaggi biblici e anche la mia comunità parrocchiale. In altre parole, iniziai a frequentare la Santa Messa in parrocchia normalmente. Giocavamo anche a Cricket nei momenti liberi dal teatro, il che significa che Dio iniziò ad intervenire nella mia vita molto personalmente, senza portarmi via tutto ciò che desideravo ma facendomi vedere ciò che mi circondava in un’ottica migliore.

Guardando indietro a quei giorni, ricordo distintamente quanto misticamente Dio interveniva nelle mie strade. E’ vero che, anche quando facciamo un viaggio molto diverso, Dio prende in mano il controllo della nostra vita ed inizia a salvarci dal pericolo che molte volte non siamo capaci a vedere da soli.

E fu un inizio del cambiamento. Poi continuò anche in altre forme!

(continua…)

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Un tiro di sasso lontano !

Ricordo come imparai ad andare in bicicletta quando ero bambino. Mio fratello controllava la bici da dietro mentre io mi allenavo. Quindi in quei momenti provavo in me un forte senso di sicurezza generato proprio dal fatto che mio fratello fosse lì, dietro a me a controllare la bicicletta e a far sì che non mi facessi male. 

Ma col passare dei giorni e il prosieguo dei miei allenamenti, iniziai a cadere. Solo allora capii che mio fratello non era più lì a reggermi. Mi lasciò infatti andare subito dopo aver iniziato. Nonostante il dolore che provavo a causa della caduta dalla bicicletta capii che solo così avrei potuto imparare a guidarla da solo. Lui mi costringeva a trovare e mantenere il mio equilibrio stando lontano da me ‘un tiro di sasso’. Quindi lui mi lasciò da solo perché altrimenti non sarei stato capace di imparare. In altre parole, stette lontano per osservare la mia crescita ed i miei progressi.

Oggi celebriamo l’Ascensione di Gesù in cielo. Nel Vangelo vediamo che, prima dell’Ascensione, Gesù affidò agli apostoli la responsabilità di portare avanti la Sua missione di proclamare la buona notizia del Vangelo e di stabilire il regno di Dio. Attraverso le loro parole e azioni, il mondo sarebbe venuto a conoscenza che Gesù è vivo, più vivo e presente che mai. 

Allo stesso tempo Gesù informò i Suoi apostoli che il dolore sarebbe stato parte integrante della loro vita. Tuttavia la buona notizia è che a questa affermazione Gesù fece seguire uno straordinario messaggio di speranza. Egli disse infatti ai suoi apostoli che il loro “dolore sarebbe diventato gioia“.

Lo stesso vale nelle nostre vite. Gesù non ci promette che le nostre vite saranno libere da difficoltà e dolore. Non ci dice che seguirlo significa che tutto nella vita sarà facile. Invece, vuole che sappiamo che seguiremo le sue orme soltanto se sceglieremo di seguirlo. Ha sofferto, è stato maltrattato e alla fine ucciso. E questo sarebbe stato tragico se alla fine non fosse risuscitato dai morti, non fosse asceso in Cielo e non avesse trasformato tutti i dolori e le sofferenze patite nel mezzo stesso della salvezza del mondo.

Per seguire le orme di Gesù, abbiamo bisogno di vedere ogni piccolo dolore presente nella nostra vita come un mezzo potenziale di grazia per molti. Se riuscissimo ad affrontare le difficoltà della vita con fede e speranza, alla fine nulla ci abbatterà e tutto sarà in grado di essere usato per la gloria di Dio generando una grande gioia.

Non essere scandalizzato o scioccato quando la vita ti dà qualche difficoltà. Non disperare quando la sofferenza ti viene posta davanti. Affida tutto ciò che provi a nostro Signore e lascia che Lui lo trasformi nella grande gioia finale che ci ha promesso.

L’ascensione di Gesù fu necessaria per far sorgere la nostra vera fiducia in Lui. Se Gesù non fosse asceso, la nostra dipendenza fisica da lui non ci avrebbe dato la capacità di maturare e svilupparci come avremmo dovuto e, cosa più importante, sono certo che non avremmo fatto alcun sforzo per essere missionari e testimoni del Vangelo.

Anche se stiamo celebrando l’Ascensione di Gesù, Egli in realtà non ci ha mai lasciato o abbandonato. È con noi quando celebriamo lo spezzare del pane. La benedizione alla fine dell’Eucaristia ci ricorda la stessa benedizione che Gesù dava ai suoi discepoli prima di essere portato su, in cielo..

Preghiamo

Signore, affido a te tutta la sofferenza presente nella mia vita. Nelle tue mani metto il mio dolore, le difficoltà e la confusione che mi tormentano. Confido nella tua onnipotenza e ti chiedo di trasformare queste mie afflizioni nello strumento della tua gloria. Infondimi speranza nei momenti di disperazione e fiducia quando la vita si dimostra difficile.

Buona festa a tutti !!!

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Seguire le passioni … (Racconti di vocazione 04)

Lungo il cammino della vita, affrontiamo alcune domande importanti: domande strettamente legate alla nostra felicità, appagamento e crescita personale. Alcune volte esploriamo il mondo a modo nostro, per trovare le risposte, a volte incontriamo qualcuno sulla nostra strada, che può portarci a trovare la vera felicità.

Questo è successo anche a me. Dopo aver visto diverse realtà (viaggio, film e sacerdoti), che ho raccontato nel mio ultimo blog, iniziai a pensare alla mia vita e l’unica domanda che mi ponevo era: cosa voglio diventare nella vita?

Questa domanda mi indirizzò a una riflessione più profonda su di me per anni. Il discernimento del mio “stile di vita” fu nei miei pensieri da cinque a otto anni. Durante quei periodi, continuavo a esplorare il mondo a modo mio.

Tuttavia, prima di scrivere, permettetemi di dare una breve panoramica di ciò che accadde nel frattempo nella nostra famiglia.

Dopo due anni, ci trasferimmo nella città natale di mio padre. A quel punto i miei genitori decisero di riportare mio fratello a vivere con noi a casa nostra. Tutti infatti ne sentivamo una forte mancanza e forse nei cuori dei miei genitori c’era il desiderio vivere una vita tutti insieme nella nostra nuova casa che, tra l’altro, si trovava nelle vicinanze di alcuni nostri parenti. Tuttavia, tornare nella città natale di mio padre mi aprì nuovi orizzonti.

Prima di tutto iniziammo a frequentare regolarmente la nostra chiesa parrocchiale, anche se si trovava a quattro chilometri di distanza da casa. A parte la partecipazione alla Santa Messa e al catechismo domenicali, iniziammo ad andare in chiesa anche di sabato e, nel caso non avessimo avuto scuola, pure nei giorni feriali. Questa fu un’iniziativa di mia madre che è molto devota, e di mio fratello che aveva il desiderio di diventare sacerdote. Entrambi mi spingevano sempre in chiesa parrocchiale con loro. Tutti i giorni della settimana ci svegliavamo verso le cinque del mattino e camminavamo 4 chilometri (verso nord da casa) a piedi con la luce di una candela in mano. Quei cattolici (mia mamma e mio fratello) erano così pazzi! (pensavo cosi allora). Nel frattempo mio fratello diventò un chierichetto e iniziò a partecipare a tutte le attività catechistiche in modo che tutti avessero un’ottima opinione su di lui. Continuammo questa vita nei due anni successivi fino a quando mio fratello tornò in collegio per completare i suoi studi di liceo e poter entrare così in seminario, per il quale appunto era richiesto il diploma del liceo. 

Un altro grande ricordo che vissi con lui in quel tempo riguarda i nostri giorni di scuola. Frequentavamo insieme una scuola del villaggio che aveva un buon status e, anche se dovevamo fare una lunga passeggiata per raggiungerla (quattro chilometri verso est da casa) (a volte in bicicletta), ci godevamo ogni momento con gli amici lungo la strada, sia all’andata che al ritorno, facendo bagni fluviali, giochi, caccia alla frutta, pesca, giocando a cricket. Insomma, iniziai a godermi ogni momento.

Tuttavia, dopo il secondo rientro di mio fratello in collegio, ebbi un grande desiderio di seguire le mie passioni. Anche se mi piaceva molto giocare a cricket con lui, la sua assenza mi costrinse a cercare dei nuovi amici per rimpiazzarlo. Questo fu anche un inizio dell’esplorazione del mondo in cui vivevo! Trovai gioia e felicità nel giocare a cricket con gli amici locali e lentamente iniziai a scontrarmi con alcuni di loro e di conseguenza il permesso di giocare con gli amici fu annullato.

Tuttavia, questa decisione non poteva battere la passione di quel giovane ragazzo. Dopo aver analizzato ogni possibile opposizione per uscire da casa, trovai una scusa straordinaria e così chiesi ai genitori il permesso di partecipare alla Santa Messa nella chiesa parrocchiale “indossando la maschera di un pio ragazzo”. In realtà questo tempo rappresentava per me l’opportunità di andare al campo a giocare a cricket con i miei amici. Quegli innocenti mi diedero il permesso ogni volta che glielo chiesi, fino al giorno in cui fui catturato.

Purtroppo (per fortuna anche) le regole cambiarono. Siccome anche i miei sognavano una bella carriera per me, mi dissero che quelle mie amicizie non mi avrebbero aiutato in nessuna maniera a trovare un bel futuro e che erano preoccupati per quelle mie uscite. 

Come conseguenza, la partecipazione alla Messa nei giorni feriali fu cancellata, tranne per quando c’era qualcuno della famiglia disposto ad accompagnarmi. Quindi l’unica opzione rimasta per esplorare il mondo era la Messa domenicale insieme al catechismo. Dopo aver discusso con gli amici, decisi di interrompere  la partecipazione alla Santa Messa e dato che per il catechismo c’era un registro delle presenze, partecipavo solo a quello.

Ogni volta che guardo indietro, ringrazio sempre Dio per aver sistemato la mia vita così bene da darmi l’opportunità di “godermela” al massimo con gli amici e le celebrazioni.

Continuai questo stile di vita fino a quando Dio iniziò a intervenire per mostrarmi i suoi piani che aveva in serbo per me…

(continua…)

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Shalom Aleichem

“Shalom Aleichem”: il saluto ebraico

Il Vangelo di questa domenica (Gv 14, 25- 29) è una parte di quello che chiamiamo “discorso d’addio”. Al centro del discorso sentiamo parlare della “pace di Gesù”. In quel momento sacro, Gesù concesse il suo dono d’addio, “Vi do la mia pace“, il dono più potente e duraturo che un discepolo possa ricevere. Questo è il motivo per cui Gesù la offrì ai suoi discepoli ‘spaventati’ come uno dei ultimi doni prima di partire, invitandoli ad annunciare il Vangelo con la vita. Perché senza il dono della pace, il Vangelo sarebbe stato una promessa vuota, mentre con questa grazia divenne la soluzione definitiva nel cammino dei discepoli. 

Ma che cos’è questa pace che Gesù dona, la pace che il mondo non può dare né togliere? La parola principale usata per esprimere questo ideale di pace nel pensiero ebraico è “shalom“. Significa, in poche parole, “essere intero, essere completo“. È un saluto completo, cioè completa prosperità, completa giustizia, completa fedeltà nella propria relazione con Dio e con le persone che Dio ci ha dato da amare. Shalom significa anche essere in pace con sé stessi, completo benessere in tutte le dimensioni della vita.

Comunque ci sono molte applicazioni per la parola, ma sempre “pace/ shalom” è una benedizione. Shalom significa anche il ripristino di una relazione interrotta tra familiari o vicini in cui l’armonia sostituisce l’alienazione.

In questo contesto penso che sarebbe bello esaminare la pace che offre il mondo e anche quella del Signore. La principale distinzione tra le due è che la pace che Gesù dona viene da sé stesso (v. 27). La pace di Dio può influenzare la vita in ogni suo angolo: le relazioni, famiglia, pensieri, carriera e la vita intera. Ecco perché definiamo la Chiesa come un porto sicuro dalle tempeste dell’esistenza. Questo ha più senso mentre immaginiamo la Chiesa come una nave che va verso il suo porto sicuro. 

Le persone in tutto il mondo si precipitano qua e là nel disperato tentativo di trovare la pace. Quindi delle volte pensiamo che la pace sia uno stato d’animo che può essere raggiunto attraverso semplici sforzi umani o esercizi mentali come lo Yoga. Ma la Gesù ci insegna che la pace è qualcosa che ci viene impartita. Cioè, dobbiamo riceverla da una fonte al di fuori di noi stessi. Altrimenti non durerà tanto. Quindi la vera pace non possiamo conquistarla ma la possiamo trovare nella resa e nell’umiltà davanti al Signore.

La pace di Cristo non consiste nel rendere la pace a tutti i costi. Al contrario, la pace di Cristo è il potere dello Spirito Santo conferito a noi, non per farci sentire vagamente religiosi, ma per relazionarci sempre più da vicino a Gesù. La “pace che supera ogni comprensione” è diversa dalla pace del mondo – che è principalmente fondata sul potere o sulle circostanze che si risolvono favorevolmente per conto proprio – la pace che Gesù dà è indipendente dalle circostanze esteriori. È al di là del controllo umano. È un regalo, un dono paradossale che conforta e agita. Comincia come una realtà interiore e termina in un impegno mondano.

Viviamo con la certezza di un futuro migliore dopo questa difficoltà della pandemia e di vivere nella Pace Suprema (shalom).

Poiché in Lui tutta la pienezza di Dio fu lieta di dimorare e attraverso di Lui di riconciliare tutte le cose, sia sulla terra che in cielo, facendo pace con il sangue della Sua croce” (Col 1: 19-20).

Come stiamo avvicinando alla festa del Pentecoste preghiamo allo Spirito Santo per il dono della pace.

Vieni, o Spirito del Consiglio, aiutami e guidami in tutte le mie vie, affinché io possa sempre fare la tua santa volontà. Inclina il mio cuore a ciò che è buono; allontanalo da tutto ciò che è malvagio e guidami sulla retta via dei tuoi comandamenti verso l’obiettivo della vita eterna.

La vera pace sia con noi 

Shalom !

#Pathmos

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